14 settembre 2013

Ma... ma... non mi dirai che nel tempo libero vai per funghi?



Non so se a volte incappate in un canale che si chiama Real Time TV. Nel caso, conoscete sicuramente Carla Nonsocosa: è una signora di età indefinita, molto bionda e molto "scic", elegante e iperperfetta come un manichino di boutique.  Questo tipico frutto maturato su un ramo (alto) della Milano bene (ma così bene che noi comuni mortali se cerchiamo di guardarla ci capottiamo all'indietro da quanto dobbiamo alzare la testa) conduce trasmissioni in cui dispensa consigli di moda e look a fortunati eletti scelti tra i comuni mortali. O meglio: prima e più che dispensare consigli, demolisce allegramente la sventurata tapina di turno con urletti (eleganti, però) tipo "Nooooo! Ma come ti sei conciata! Ma, cara, lasciatelo dire: sei in-guar-da-bi-le!!!!".

E lei, la tapina, inspiegabilmente, incassa il bombardamento di critiche - che ridurrebbero ad altezza puffo l'autostima di un drago sputafuoco di venti metri - sorridendo beata. Il che significa una tra le tre opzioni seguenti:


a) ci sono persone che hanno molto più senso dell'ironia della sottoscritta

b) ci sono persone che vengono pagate dalle tv per stare al gioco in finti reality costruiti a tavolino

c) la gente è strana.




E fa parte, la suddetta Carla, di un giro di VIP estremamente IN che, forse, sono adepti di una nuova religione i cui testi sacri minacciano disastri immani quali l'uscita del pianeta dalla sua orbita, l'impatto con svariati meteoriti intergalattici nonchè il ritorno in TV di Emilio Fede  se mai un umano incautamente dovesse inserire in una frase più di cinque parole italiane consecutive. E pertanto si esprimono in neolingua, allietandoci con frasi quali "un look fashion per la nuova femme fatale, che shakerando vintage e trendy in un inedito mix realizza un outfit glamour e cool, a volte un po' blasè ma charmant e à la page in qualsiasi occasione, dall'happy hour minimal all'happening chic in ambiente vip, dall'uscita casual in stile easy alla soirèe upper class con dress code, come una star che affronta il red carpet con nonchalance nonostante lo stress del jet lag, vamp in push up con
strepitoso make up e fisico da pin up".


(Momento, che prendo fiato)







Pant pant
 

 

Ok, ci sono.







Per inciso, vi segnalo che il canale TV suddetto ha in preparazione, con costei, un programma di consigli di moda e look, "Guardaroba perfetto", dedicato "a ragazze tra i 6 e i 15 anni".  

No, non ho sbagliato a scrivere.
Sì, avete letto bene. 



Consigli fashion per "RAGAZZE di sei anni". 


E' fin troppo facile fare commenti circa l'opportunità di sostituire ad un periodo fondamentale, prezioso, irripetibile, poetico e magico come quello dell'infanzia, una prematura e tristissima scimmiottatura degli aspetti più frivoli della vita adulta, al solo fine -credo- di creare una nuova fascia di consumatori (E' fin troppo facile fare commenti; però, come vedete, intanto li ho fatti. Appunto: ve l'avevo detto, che era facile!). Vi dico solo che contro questo progetto è nata una petizione on line, che ad oggi ha raccolto 25.000 firme.
(Solo se vi interessassero per curiosità: Qui la notizia e qui la petizione)


Ma quello di cui vorrei parlarvi è un'altra chicca: la sezione "tutti i consigli di Carla", ossia una raccolta di informazioni FONDAMENTALI per qualunque donna che lavora, deambula, si guadagna da vivere, prende i mezzi pubblici, fa la spesa  eccetera:

qui 
(ma anche no: intanto le chicche più ghiotte le ho citate più oltre)


 

Che dire? Dopo averne letto qualche riga saltapicchiando qua e là, ho formulato due ipotesi:

1) evidentemente la sottoscritta che sta scrivendo queste righe eguaglia, in eleganza, stile e gradevolezza d'aspetto, una via di mezzo tra un paracarro e una vongola scongelata scaduta nel lontano 2003 (a parte che questo spesso lo penso a prescindere, ma questo è un alto discorso). E, fondamentalmente, non ha capito niente della vita


2) la sottoscritta e tutte quelle come lei (comprese voi che leggete, immagino) sono assolutamente normali, e costei vive nel mondo di Barbie


Ricordate?

I'm a Barbie girl
in a Barbie word; 
Life in plastic
is fantastic...




Per esempio: nei consigli per il tempo libero parla di sandali con la zeppa alta, gonne lunghe "possibilmente fino a coprire il sandalo" (e a farti sfracellare al suolo al primo inciampo, o perlomeno farti fare due metri barcollando in una caratteristica ma soprattutto fashionissima configurazione di accelerata a testa avanti, anche nota come ahiomamma-mo'-mi-sfascio) e, eventualmente -copincollo- "un boa, un cappellino di piume o una veletta".

Ebbene sì: nel tempo libero. 


Ma solo il mio concetto di "tempo libero" contempla cosine scicchissime come pantaloni della tuta, scarpe da ginnastica, berretto a visiera e -la classe non è acqua, aiò- braccialetti di perline multicolor di autentica plastica comprati un euro al pezzo (con grandiosa promozione quattro per tre euro, per chi fosse in vena di shopping sfrenato)? 

Cosa dite? Anche il vostro look è di questo tipo? Magari dovremmo aggiungerci il boa, e il cappellino con le piume. 


 

(Ehi, tu, che leggendo queste righe hai appena pensato "ma veramente io nel tempo libero faccio palestra, gioco con i nipotini, mi gamello a casa la confezione da sei di bottiglie di minerale che se non ci penso io in questa casa non si beve; e questo martedì pensavo di andare a funghi": ti ho sentita, eh! Niente storie: tacco 18 e cappellino di piume, ecchècavolo. Che non sia mai che mi raccogli il porcino in modo non fashion!
E va be', in giro per boschi così conciata -non mi dimenticare il boa, tra l'altro, che se no mi deludi- se riesci a fare più di cinque metri sei già Wonder Woman, e probabilmente  ti porti a casa giusto i boleti stanchi di vivere. Quelli che si sradicano da soli e ti saltano direttamente nel cestino gridandoti con vocina fungosa "Mangiami! Mangiami!". Ma vuoi mettere, con quel cappellino piumato, quante nuove amicizie, con tutti i fagiani del circondario? )

***
Ma adesso, tenetevi bene, che qui si sale di livello in modo quasi vertiginoso. Perchè arriviamo -rullo di tamburi- all'outifit (*) perfetto per la bicicletta.

(*) Sì, l'outfit. Perchè i tempi cambiano, care mie. Le nostre nonne, vissute in tempi in cui la vita era più difficile ma anche più semplice, avevano i "completini". Decenni dopo, la raffinatona di turno se ne usciva con frasi tipo "Mmmmm. Carina, questa mise!" (pronunciata "mìììììs"); e già la guardavamo ammirate, trattenendoci a stento dall'esalare con un filo di voce un riverente e fantozzesco "Come è umana, lei!". 
Ora, tutto spazzato via: c'è l'outfit.
Cosa che quelle come noi, aimè, non avranno mai. Noi al massimo indossiamo due o tre capi che stanno bene insieme, con un paio di scarpe che completano e una borsa carina. 

Sob.


Ma torniamo a noi. Et voila:


"Con una bicicletta romantica, cioè col cestino in vimini, indossate abiti e gonne a ruota in modo che i movimenti siano facilitati"


E che, soprattutto, ogni dieci metri vi ritroviate con la visuale offuscata dalla gonna suddetta, che un vento evidentemente assolutamente disinformato in fatto di fashion con gentile sollecitudine ha testè provveduto a sbattervi in faccia; mentre con un rapido raglionamento deduttivo vi rendete conto che, ammesso il fondamentale assioma secondo cui se un oggetto sta qua non può essere là, ergo state sventolando le gambe davanti a mezzo mondo in un simpatico stile can-can. 

Il che significa che, a meno che questo fosse l'intento preciso con cui siete uscite di casa o che di cognome facciate von Teese e casualmente vi troviate di passaggio su un palcosenico, vi ritroverete a pedalare nella disinvolta e stilosissima postura "a X serrata"(gambe-convergenti-ginocchia-unite), con manina fintocausalmente appoggiata un po' più su di un ginocchio, come se questo fosse il luogo più ovvio e naturale in cui tenere una mano quando si va in bici (manubrio? roba da dilettanti. Pfui.), cercando con faccia tosta degna di miglior causa di simulare un'espressione di naturalezza alla "In difficoltà? Chi, io? Per la gonna? Quale gonna? Perchè, sto andando in bici con la gonna? oh, caspiterina! Guarda, non me ne ero nenche accorta!". Anzichè sembrare una che sta disperatamente cercando di impedire alla gonna suddetta di migrare definitivamente ad altezza girovita e maledicendo cento volte al minuto il maledetto momento in cui quella maledettissima mattina ha deciso di indossare quella stramaledettissima gonna, con stampata in faccia un'espresione infelice alla "coraggio ancora mezzo chilometro di questo tormento e sono a casa, ce la posso fare, dai".



Ma costei ha mai fatto venti metri in bicicletta, nel mondo reale e in questo universo?




Perchè, in quanto al fatto che la gonna a ruota sia l'abbigliamento più comodo, in bici, perchè "facilita i movimenti" (pure i bruschi e repentini movimenti verso il basso, anche detti cadute spappolatorie da gonna impigliata nei raggi; ma va be', noblesse oblige): come no? Basta guardare gli atleti in una tappa del Giro d'Italia: tutti con gonne a ruota svolazzanti nel vento, in un tripudio di stoffine in delicate fantasie primaverili e vaporosi falpalà! Mentre ali di folla esultano sventolando copie di Vogue ed i cronisti si sgolano nei microfoni: "Viviani è solo al comando, in un arioso voile azzurro pastello con ampio taglio svasato! Ma... un momento! Dal gruppo si sta staccando Cavendish! Cavendish, che, ricordiamo ai nostri telespettatori, oggi gareggia con una mise in stile fifty's a quadretti vichy, con bolerino, gonna a godet con baschina e STREPITOSA sottogonna in nuance!" 

C'era solo un fesso, con i pantaloncini aderenti in materiale tecnico: e tutti gli altri corridori che lo prendevano per i fondelli e gli dicevano "povero sfigato: non sai quanto abbiamo i movimenti facilitati, noi, con la sottana ampia che manco le Sorelle Bandiera e tutto al vento!"

 
***


"Se invece la vostra bici è sportiva indossate i leggins ma mai e poi mai le tute fitness perché la bicicletta è il mezzo ideale per fare incontri interessanti."
 

Scusi? Non le uscite con amici che presentano altri amici, i corsi di qualsiasi genere, la palestra, la biblioteca, la spiaggia, gli sport di gruppo, il corridoio dell'università, i posti dove si pratica qualunque tipo di ballo? No: la bicicletta. Lo sport individuale per eccellenza nonchè, credo, uno dei meno aggregativi del mondo. A meno che consideriamo l'eventualità, in effetti non improbabile, che se la lasci un momento incustodita quando torni trovi un simpatico tizio che ti sta premurosamente smontando il sellino e la ruota anteriore; il che è senza dubbio un'ottima occasione per iniziare una bella e duratura amicizia. 

Ma a parte questa interessante possibilità, la signora Carla mi scusi, ma la speranza di fare incontri interessanti sbiciclettando per le campagne mi fa tanto venire in mente Nanni Moretti in Bianca, quando cerca di rimorchiare standosene due ore da solo in una barchetta ferma immobile sullo specchio d'acqua a Villa Borghese, elegantemente vestito di beige e facendosi ombra con un ombrellino bianco, a leggere Proust. A questo punto, perchè non un bel "E ricordate, care amiche: volete conoscere frotte di gente interessante? Niente di meglio di una traversata transoceanica in solitaria in canoa! Ma mi raccomando, non dimenticate abitino da sera, pinne glitterate e remo lamè. Perchè c'è movida, in mezzo al Pacifico, il sabato sera!"

E vorrei far notare l'assioma: se indossate i leggins, farete incontri interessanti. Se indossate la tuta, automaticamente incontrerete solo casi umani da trasmissione-contenitore del pomeriggio (queli che stanno sempre di spalle e parlano con la voce di Paperino), adepti di religioni strane che vi inseguono brandendo opuscoli illustrati, qualche serial killer vagante, ottuagenari con tardive velleità di giovinezza, nonchè un tizio simpatico e carino che sembra proprio il folgorante incontro fatale promesso dall'oroscopo letto stamattina su Sfigata Moderna. Ma che in realtà si sposa domani, è innamoratissimo della fidanzata, progetta di fare con lei almeno 11 figli con cui mettere su una squadra di calcio chiamata "Amorucci Belli Di Papà", e vi sta abbordando con un sorriso da farvi sciogliere come un Mottarello su un cruscotto e languidi battiti di ciglia che al confronto Bambi era una schiappa, solo perchè vuole rifilarvi un aspirapolvere marca Polletto con centottantasei fantastici accessori.




***

E infine...

"Se decidete di uscire per andare al pub e volete stupire, ispiratevi allo stile del locale: se il bar è irlandese abbinate un abito e una camicia scozzese, se invece il pub è di stile londinese scegliete una giacca con dei jeans, se il pub è made U.S.A. indossate un cappello da cowboy."

A parte che, dove abito io, se uscissi di casa con un cappello da cowboy, avrei un bello spiegare a tutti quelli che incontro: "No, è che sto andando in un pub USA": passerei per scema e basta. Scema che sta andando in un pub USA, eventualmente; ma pur sempre scema.

A parte che l'ipotetico pub USA (di cui ignoravo totalmente l'esistenza: si vede che siam tapine, sob) poi magari è un posto con delle pretese, frequentato da tipe agghindate stile newyorkese in carriera che al confronto le sgallettate di Sex and the city agghindate per girare per locali con le amiche sembrano la signora Peppa quando scende a posare il sacchetto dell'umido; e se tu te ne entri bella bella con il cappello da cowboy e gli stivali da bovaro, ti fai una figura barbina da guinness dei primati, e come minimo ti becchi battute tipo dove hai parcheggiato la mucca, quanti chilometri fa con un chilo di fieno e se in rete naviga con Mooooogle.

A parte questo, immaginate la scena se gli amici cambiano idea all'ultimo momento, o se il bar è pieno e si ripiega su un altro: tu ti troverai a protestare sull'orlo di una crisi isterica: "Cooooome? Bar irlandese? Ma... Ma... ma io NON POSSO ASSOLUTAMENTE andare in un bar irlandese: non vedete che sono vestita da bar londinese?"

***

Le frasi in grassetto sono citazioni e provengono tutte da qui.

7 settembre 2013

L'uomo più infelice del mondo (sottotitolo: Alè, òò / ma che bel maglione che c'ho)

Oh, le meraviglie reperibili in Internet! Oggi in un sito (che non vi linko, perchè forse ha un trojan, ma si chiama "Why not to knit") ho trovato questa immagine. Dev'essere una foto reale, che qualcuno ha scattato (ma perchè?) e pensato bene di postare da qualche parte (a maggior ragione: PERCHE'????).

clicca qui (vedrai che ne vale la pena!)

(Aprite tranquille: questo è il link diretto alla foto, non quello che il mio antivirus aveva segnalato come problematico). E notate

a) il maglione (vabbè, non credo che avreste potuto NON notarlo).
b) l'espressione di gaudio e giubilo del tapino che trovasi, suo malgrado, inserito nel suddetto.




Fatto?  Bene: come vi sentite?
Paura, eh? 



E' evidentemente fatto a mano, tra l'altro (il maglione, non il tizio. Cioè, anche il tizio; nel senso che non credo che sia un androide uscito da una fabbrica. Anche se, forse, nel momento in cui è stata scattata la foto, gli sarebbe piaciuto esserlo, dal momento che gli androidi, per quel che sappiamo, non provano sentimenti. E quindi in particolare NON provano cose tipo vergogna, disagio, imbarazzo e desiderio irrefrenabile di scavare una buca profonda dieci metri e nascondercisi dentro per i prossimi dieci anni).

Ma vogliamo analizzare meglio l'appassionante vicenda umana che si cela dietro questo scatto? 

Chiaramente, siamo ad una festicciola: ci sono dei tipi in piedi, alle spalle del Nostro; anche se sono in penombra, perchè evidentemente la bellezza del pullover è tale da concentrare su di sè persino i raggi luminosi. Ed uno regge un bicchere, nella configurazione caratteristica alla "Pino, vuoi ancora un chinotto?".
E si intravede la prova del reato, ossia i nastri di un regalo appena scartato. Quindi siamo ad una festicciola di compleanno, o qualcosa del genere, e quest'uomo fortunato -che tutti noi invidiamo- ha appena ricevuto questo bellissimissimo dono.
E, data l'espressione di sofferenza che ha stampata in viso, o sta lottando silenziosamente con una ferocissima colica renale, ma non ha voluto dire niente agli amici per non rovinare la bellissima festa, o è un un uomo leggermente infelice - ma appena appena, eh.

No, ma dico: immaginate? Gli amici che si sono riuniti per festeggiarlo, e lui già è tutto contento e giulivo; poi qualche brindisi, un po' di conversazione per scaldare l'atmosfera, e finalmente arriva il momento clou della serata: compare il pacco del regalo. "Oh che bello -pensa lui- è grande e piatto: fiiiigo, mi hanno preso la Play Station che volevo tanto!". Lo scarta, pieno di trepidante attesa e gioia anticipatoria, e... TA-DA! Maglione pagliaccioso!!!

Che il tapino (ma perchè fargli questo? Perchè? Qui siamo da segnalazione ad Amnesty International), evidentemente, è pure stato obbligato indossare per la foto di rito stile "oh che bel regalo, guardate come sono contento!". 
E sbaglio o uno degli amici sullo sfondo, più che sorridere, sta proprio ridendo della grossa (il perfido)? Chissà perchè, eh?

***

Il rettangolino di vita fermato dallo scatto e consegnato alla Rete per una labile immortalità si ferma qui, non ci racconta altro. Il nostro amico e la sua storia -il suo maglione, soprattutto- tornano nell'anonimato indistinto da cui erano usciti appena per un attimo, una bottiglia con un messaggio scritto a metà che per un secondo un'onda ha portato fino a noi e ora torna a perdersi al largo dell'Oceano Internet.
Ma qualcosa possiamo ancora ipotizzare. 
Per esempio, questo frammento di dialogo:

Voce femminile:
"Tesoro, sii sincero: ti piace davvero? Perchè è un modello un po' particolare, e non vorrei mai che, indossandolo, magari ti sentissi, che so, un filino a disagio. No, sul serio: se non ti piace dimmelo, non farti problemi. Lo regalo al bambino di mia cugina, e per te prendo la Play Station. Non ho nessun problema, davvero!"

Lui (intravvedendo un improvviso spiraglio di luce nelle tenebre e pensando che forse allora sì, il suo cuoricino può ancora anelare alla speranza):
"Be', ecco. In effetti, io... Forse..."

Lei (continuando il discorso):
"... Ma davvero: non badare a quanto ci ho messo a farlo, e con che fatica; soprattutto ora che per comprarci casa ho il doppio lavoro e potevo sferruzzare solo quando rincasavo all'una di notte, dopo aver appeso per otto ore polli stecchiti in una cella frigorifera ai mercati generali e passato la sera a servire birre in un bar, un posticino tranquillo chiamato "L'oasi dello spacciatore", e a quell'ora ero così stanca -anche perchè il mattino dopo mi dovevo alzare alle cinque per tornare ad appendere festoni di polli- che per tenere gli occhi aperti dovevo puntellare le palpebre con gli stuzzicadenti e spararmi il caffè direttamente endovena con una flebo collegata alla caffettiera. Davvero, ti dico, non importa. Quindi, dimmelo senza farti nessun problema: ti piace? Ma sinceramente, eh!"


*** 




6 settembre 2013

DIARIO DI MONTAGNA 4 - IL MAGICO MONDO DEL BRICOLAGE



Notina per le amiche del forum: questo è un post già pubblicato là, tempo fa, e copiato qui pressochè tale e quale. Vi chiedo scusa per la spudorata operazione di riciclaggio, ma vorrei raccogliere alcune cosette già apparse là (quindi a questo copincolla ne seguiranno alcuni altri).

Come si dice: qui non si butta via niente, oh!

Ok, allora... vai col post!





--- luglio 2013 ---


Quanti sono i vizi capitali? Sette? 
Bene: propongo ufficialmente di aggiungerne un ottavo. Il peggiore di tutti, quello che -da tempo lo sospettavo, ora lo so- occupa gran parte della mente dell'80% della popolazione maschile. Il più grave, infame, sordido; quello che sprofonda l'uomo in un oscuro abisso di depravazione. Ossia -la sola parola fa tremare gli animi più sensibili- il BRICOLAGE!

(Perchè, di cosa pensavate che parlassi?)


Intanto, definiamo il concetto:

bricolage (s.m.) -  assoluta, incontrollabile incapacità, da parte del soggetto affetto, di lasciare un qualsivoglia oggetto per più di mezza giornata nello stato (forma, luogo, dimensione e/ o colore) in cui si trova.

Ma davvero: possibile che la maggioranza degli uomini adulti, appena ha un po' di tempo libero, non resista al sottile, seducente richiamo di martelli, trapani, seghe elettriche, frese o qualsiasi altro arnese in grado di produrre rumore e/o polvere (possibilmente entrambi)?


Ma soprattutto: possibile che, ultimamente, ovunque vado mi imbatta in qualche esemplare di homo bricolosus



Vi spiego:
A casa mia da due settimane sono persegutata dal tizio dell'alloggio di sopra, in fase di ristrutturazione -l'alloggio, non il tizio... magari ristrutturassero lui, zona cervello- che, dato che per un paio di settimane i muratori sono in pausa, il che avrebbe comportato due MERAVIGLIOSE settimane di quiete, ha pensato bene di procurarsi una fresatrice (o come accidenti si chiama l'orrido coso) e asportare TUTTO l'intonaco preesistente, producendo per 6 ore al giorno un gradevolissimo rumore continuo, tipo
FFFFFRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Precisazione precisaziò: ho parlato di “fresatrice” per il solo motivo che mi sembra suoni bene e parlarne mi dà un certo tono; ma in realtà non ho la più pallida idea se si tratti di quello, nonchè, soprattutto, di cosa picchio sia una fresatrice (è una cosa che leviga? Liscia? Taglia? Striscia? Salta? Morde? Vive sottoterra, in cunicoli bui? Si mangia? Si cattura esclusivamente nelle notti di luna piena, attirandola fuori dalla tana con pezzetti di papaia candita allo zenzero e cantando ninne nanne tradizionali bulgare?). E, sinceramente, saperlo mi interessa più o meno quanto conoscere il numero di cellulare di Emilio Fede; il che credo la dica lunga. Quello che posso dire dell’arnese è solo –ammirate la competenza tecnica della descrizione, prego- che deve avere qualcosa che gira e che, appunto, mentre gira produce il suddetto, simpaticissimo FFFFRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!
(Che poi, tra l'altro, data la situazione, a questo punto ci sono anche altre cose che girano -oh, se girano: la sola differenza è che non fanno FFFRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!
Per ora.)

Ma dicevo: vado due giorni in montagna, per stare un po' tranquilla, e cosa trovo? Un dirimpettaio francofono che ha deciso di consacrare le ferie estive alla lodevole ed appassionante attività di rimuovere completamente, A COLPI DI SCALPELLO, tutto l'intonaco e il fondo di calce dalla propria casetta, ex baita ristrutturata, ri-trasformandola -un uomo, un mito- da casetta carina bianca bianca a baita diroccata di montagna con muri di pietre grezze ed irregolari, nonchè Gardaland di tutte le vipere della zona, che come sanno anche i bambini in muri del genere non solo ci vanno a nozze ma ci organizzano pure il rinfresco con 200 invitati, orchestrina danzante Gigi e i suoi Rettili, ricchi premi e crotalons

E come se non bastasse il TAC! TAC! TAC! dell'Uomo Picchio (che tra l'altro quando si stanca viene momentaneamente sostituito dal figlio, a dimostrare che anche da ragazzini si può avere un'anima depravata e corrotta nel profondo); dicevo, come se non bastasse, ieri il nipotino circasuppergiùdecenne dei miei vicini ed il cuginetto hanno scoperto un nuovo fantastico gioco: cercare PER ORE di fissare alcune assicelle di recupero in una configurazione astratta  piantandoci dentro a martellate dei vecchi chiodacci arrugginiti e spuntati. Che, ovviamente, come qualunque vecchio chiodaccio arrugginito e spuntato che faccia il suo mestiere con un minimo di deontologia professionale, non entravano o si piegavano; il che comportava un raddrizzamento degli stessi -a martellate- seguito da un nuovo tentativo non riuscito; dopodichè ritorna daccapo al punto uno senza passare dal via, eccetera eccetera.
Ora, sono sempre stata a favore dei buoni, vecchi giochi manuali e creativi, fermamente convinta della loro profonda valenza educativa. Ma dopo un'ora di martellamento (letteralmente) incrociato -Uomo Picchio e Piccoli Artisti Crescono- avrei ululato come un coyote infelice in una notte di luna piena: 

E DATEGLI UNA PLAYSTATION!!!!!!!!!

***


Volete un'ulteriore conferma del fatto? Bene: cosa fa il suddetto maschio medio, quando finalmente raggiuge un'età non più adatta al maneggiamento di martelli ed arnesi vari? GUARDA LE BUCHE!!!
No, ma ci avete fatto caso? Per qualunque cantiere stradale, scavo per tubature varie, tizio che per qualche motivo che sa solo lui scava una buca profonda più di mezzo metro, fosse anche solo per seppellire una donnola morta, lì accanto c'è SEMPRE un pensionato che osserva pensoso; tanto che a volte ti chiedi se l'abbia assunto la Provincia, insieme ai cantonieri. Rimembra, il vegliardo, i gloriosi tempi in cui, giovane, baldo e impavido... seduceva fanziulle?, chiederete voi. Scalava vette? Vinceva trofei calcioaziendaldilettanteschi? Conseguiva brillanti ed originali risultati nello studio dell'astrofisica? Noooooo: sfracellava fastosamente le scatole a tutto il vicinato imperversando con trapano e martello!

 ***


Per tutti questi motivi, propongo di inserire il bricolage tra i vizi capitali! Anzi, se fossi stata in Dante, avrei allestito un girone infernale apposito per i bricoleur. Condannati a sopportare per l'eternità un volenteroso diavolaccio neopensionato appassionato di fai-da-te che martella con l'entusiasmo instancabile del vero bricoleur che ha dovuto trattenere la propria vena creativa per duemilasettecento anni, ma ora finalmente può dare libero sfogo alla sua vena creativa e realizzare i progetti accumulati in tutto questo tempo
(circa ottantamila). E lo fa rovesciando fragorosamente con la coda la scatola degli attrezzi ogni tre minuti, incespicando continuamente in qualsiasi utensile pesante e/o in grado di produrre rumore, facendosi male ogni tre minuti con qualunque arnese atto a schiacciare dita o produrre tagli, imprecando e lamentandosi del dolore come un coyote infelice che ulula alla luna e dicendo cose bellissime tipo: 
"Bene bene bene: ora tolgo questo intonaco e levigo tutti i muri del girone, poi divello tutto il parquet e ci metto al posto le piastrelle lilla, che bello, poi abbatto tutti i muri -quelli che ho levigato prima, sì sì- per spostarli di 2 centimetri che sai come mi diventa tutto più arioso, c'è scritto anche sull’inserto di arredamento di Demone Moderno; poi spacco tutte le piastrelle lilla e ci metto di nuovo il parquet ma uso quello recuperato prima, così risparmio un sacco; poi riempio con una gettata di calcestruzzo la fossa dei dannati e la rifaccio precisa identica sputata ma due metri più in là, che così il girone sembrerà molto più spazioso e mi rispetta pure il Feng Shui; poi faccio le canaline per la corrente e anche per tubi del riscaldamento, così sposto i termosifoni al posto dei lampadari ed i lampadari al posto dei termosifoni; poi con il parquet che è avanzato faccio una bellissima altalena per il mio nipotino -sì, lo so che Ughetto ormai è un diavolaccio alto tre metri che fa fumo dalle orecchie, ha un pessimo carattere, puzza come un caprone e ha milleduecentonovantasei anni ma va be', per un nonno i nipotini sempre creature sono; poi, poi, poi..."


***






2 settembre 2013

Ciao! 
Di solito non amo le barzellette -se non sono più che belle mi mettono tristezza, chissà perchè- ma ieri in rete ne ho letta una che mi ha fatto ridere come una scema. In attesa che l'Orbettino riprenda ad orbettinare, posso raccontarvela?  
Daaaai...
Poi magari arrivate al finale mi odierete, ma a me ha fatto tanta tenerezza! 
Quindi, se vi va, sioRRe e sioRRi (anzi, solo sioRRe, credo) ecco a voi...



Il coniglietto e la pantera

(astenersi cinici e cuori di pietra)




C'è un coniglietto nella savana. Già è molto perplesso di suo ("Oh povero me: la savana è piena di pericoli e di belve feroci; è un posto pericolosissimo per un coniglietto!", sta pensando preoccupato), quando vede, in lontananza, una pantera che cammina proprio verso di lui. "Oh mamma mia - pensa il coniglietto - cosa faccio adesso? Non mi ha ancora visto ma viene dritta dritta qui. Se scappo, mi vede e in un attimo mi raggiunge; se resto fermo, tra poco mi troverà comunque. Ripari o nascondigli, nessuno... Povero me: non ho proprio speranze!" 
La pantera è ormai vicina ed il coniglietto è sempre più terrorizzato, quando vede lì vicino un mucchietto di ossa spolpate, e gli viene un'idea. E quando la pantera, ormai vicinissima, lo vede, lo trova girato di spalle, che rosicchia un osso e dice tra sè e sè: "Mmmmmmmm! Era proprio buona, questa pantera che ho preso ieri!"



Al che la pantera, esterrefatta, pensa: "Un superconiglietto che cattura le pantere???? Uh la peppa!". E scappa.


Ma su un albero vicino una scimmia ha visto la scena. E siccome è una scimmia malevola, va dalla pantera e le racconta tutto: "Pantera, guarda che il coniglietto ti ha preso in giro! Io ho visto tutto: era terrorizzato, non sapeva cosa fare,  spaventatissimo; poi proprio all'ultimo momento ha preso un osso che stava lì per terra, gli ha dato due rosicchiate e ha detto "MMmmmmm, era proprio buona, questa pantera che ho preso ieri"!"
Al che la pantera si arrabbia come una belva (e te credo: lo è). "Cooosa???? Uno stupido coniglietto ha osato prendere in giro ME, il più fiero e temibile predatore della savana? Ora torno là e glie la faccio pagare! Lo sbrano! Lo divoro! Lo faccio a pezzettini!!!" 

Così il coniglietto si è appena ripreso un po' dallo spavento quando vede, in lontananza, la pantera che sta tornando, arrabbiatissima e con un'espressione ancora più feroce, accompagnata dalla scimmia, e capisce cosa è successo. "Oh mamma mia, cosa faccio adesso?", pensa.
La pantera, intanto, è arrivata a venti metri.
"Il trucco delle ossa non lo posso più usare, ormai l'ha capito; e qui intorno non c'è niente che mi possa aiutare, niente...

La pantera ora è a dieci metri.
"E pensare che ero un coniglietto così buono, così felice; ma questa volta è davvero la fine, sniff!"  

La pantera è a cinque metri.
"Sono proprio nei guai... a meno che... "  
La pantera ormai è vicinissima e sta per spiccare il balzo per saltare addosso all'indifeso coniglietto. Il quale se ne sta seduto tutto tranquillo, dandole le spalle
E dice, come parlando tra sè: "Uff! Quando torna quella scimmia? Mi aveva detto che mi portava un'altra pantera!"


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Notina tecnica (per copyright ecc.):
L'ho raccontata con parole mie e ho cambiato personaggi ( nell'originale il super coniglietto non c'era, sob); ma l'idea -bellissima!- viene da

27 agosto 2013

Maneggiare con cura (e poi non dite che non vi avevamo avvertiti)

Ieri una persona mi ha fatto vedere una cosa che aveva appena trovato alla L*dl, tra le offerte della settimana: un mini taglia-documenti in offertissima specialissima. Idea non stupida, in effetti: giusto perchè le tue vecchie bollette ed il tuo numero di conto corrente, messi nella raccolta differenziata, non finiscano direttamente nella top ten dei più letti della settimana, tra un romanzo di Dan Brown e le ultime cinquanta sfumature di verde-pallido-un -po'-giallo-anzi-no-piuttosto-quasi-lilla. Ma soprattutto, sono rimasta affascinata dalla chilometrica sfilza di avvertenze, stampata sull'oggetto stesso. Tanto che sono tornata a fotografarla. Et voilà:




Oltre alla quantità, è notevole la cripticità di alcune di loro (ormai ci esprimiamo talmente ad ideogrammi, che tra un po' per decifrarli ci vorrà la Stele di Rosetta). Confesso che per capire un paio di esse ho impiegato qualche momento. Ma ciò che vorrei dirvi è: credete davvero che significhino cose banali tipo "attenzione: la cravatta potrebbe essere catturata dal dispositivo" e "non inserire clips metaliche"? Nooooo... ora vi illustro il loro VERO significato. 


Quindi, guardateli uno per uno. Fatto? Bene.
Allora, nell'ordine, da sinistra:



1) (è il solito simbolo, che si incontra anche nella segnaletica stradale):
Attenzione: segni di punteggiatura vaganti


2) Pronti, bambini? Aprite il libro, che oggi impariamo una bella vocale


Ma ora entriamo nel vivo:



3) Non colpire con missili

In effetti, l'aggeggio subirebbe seri danni. Provate a negarlo, se ci riuscite.


 
4) Se sei un essere dotato di mani, non pensare neanche di usarlo. 


O anche:  


se avevi delle mani e mi usi, scordatele.

 
5) Se sei un writer, pussa via.



6) Vietato l'uso alle gLaziose bambine giapponesi con la fLangetta


Ma soprattutto


E' inutile che insisti: se sei Tutankamen (o il suo sarcofago), non mi puoi usare. Oh.





7) Non prenderlo a calci. 

(Anche questa, come la terza, in effetti è indiscutibile.)



8) Da non utilizzare quando il sole è basso sull'orizzonte


O anche:


Gli uomini calvi evitino di infilare il naso nel dispositivo 
(Gli altri facciano un po' come gli pare, aiò) 



9) Divieto di transito, ma tanto non ci perdete niente: la strada  fa dei giri tutti strani


 
E infine, l'avvertenza fondamentale:



10) Attenzione: questo non è un tavolino. 



***


Bene. E devo dire che mi affascina anche una funzione del pulsante, quella a sinistra, "Reverse": serve per far funzionare il meccanismo a contrario, se la carta si è inceppata. Uh che bello: così il foglio torna intero, vero?


Ma questo fantasticosissimo oggetto nasconde ancora una chicca: nel manuale di istruzioni, una serie di raccomandazioni-attento a te-ma ci hai pensato bene?, che in confronto la signora apprensiva con il cignetto Anturio di qualche post fa in quanto ad ansia anticipatoria è una patetica principiante.

Il vertice assoluto è raggiunto nella conclusione, che vi copio tale e quale:

Agire con costante attenzione! Riflettere sempre su ciò che si sta facendo ed agire in modo razionale. Non utilizzare mai l'apparecchio senza la massima attenzione o in caso di malessere fisico.


Capisco che sia un modo per pararsi le spalle da eventuali grane e richieste di risarcimento per danni, ma a volte queste raccomandazioni sfiorano il surreale. Un paio d'anni fa ho comprato una banalissima scaletta, presa anchiessa alla L*dl.
Si vede che questo marchio è molto attento all'aspetto "non facciamoci spennare da qualche tizio che ieri sera si è fatto tre grappini, ha preso l'articolo a capocciate convinto di essere un rarissimo esemplare di rinoceronte albino, si è fatto un bernoccolo e ora ci vuole estorcere un fantastiliardo di euro perchè non avevamo avvertito esplicitamente che quello non era un dispositivo per saggiare la durezza del proprio cranio in modo innocuo e divertente, ma soprattutto nel foglio di istruzioni non avevamo scritto "attenzione: qualunque sia la vostra percezione in proposito, voi NON siete un rarissimo esemplare di rinoceronte albino"). 
Comunque, dicevo: una scaletta di quelle con due soli gradini, alte circa cinquanta centimetri, che si usano per raggiungere i piani più alti di una libreria o nel ripostiglio. Avete presente, no? Bene: nel foglio di istruzioni c'era, più o meno, la stessa frase di esortazione alla prudenza, alla ponderatezza dell'agire e ad una profonda, superiore consapevolezza di sè. 

PER USARE UNA SCALETTA ALTA MEZZO METRO. 

Roba che vorresti dire al libretto (ebbene sì, ho proprio scritto "dire AL LIBRETTO". Dite che è una scemata? perchè, secondo voi uno che parla direttamente a una scaletta ci fa una figura migliore?): "guarda che sono solo una che vuol prendere un barattolo di marmellata bio al mirtillo sullo scaffale del ripostiglio, non la tua adorata unica figliola tredicenne che sta andando a vivere da sola nella città tentacolare in un monolocale livello strada con la porta che non chiude bene preso in subaffitto da da uno spacciatore chiamato The Human Beast, e che ti ha appena tranquillizzata con un bel "Dai mamma non preoccuparti! Non ho soldi e neanche un lavoro ma vedrai, in qualche modo mi arrangerò: la città è piena di occasioni per una ragazzina carina, ingenua e senza esperienza!"."


Ma dico: raccomandazioni simili non le fanno neanche ad un neurochirurgo che sta entrando in sala operatoria... Poi lo stesso, arrivato a casa la sera, magari vorrebbe prendere un libro di Pirandello sul piano più alto della libreria, e fa per servirsi della scaletta. Bene: immaginatevi una vocetta che, a questo punto, esce dal foglio illustrativo o dalla scaletta stessa: 
"Ma sei sicuro di esserne in grado? Sì, lo so che hai passato tutto il giorno a rattoppar cervelli, salvare vite e bla e bla e bla: ma guarda che QUESTA, ora, è una cosa difficile!
Sicuro di sentirtela? Sicuro sicuro? Ma proprio sicurosicurosicuro?
Senti, guarda, lo dico per te: lascia perdere e accendi la tv, che c'è un bel cartone dei Puffi!"


***

Bene: ho finito di scrivere il post. Ora penso a farmi pranzo. Una pasta, dai: andiamo sul semplice. Devo solo prendere una confezione nuova, sul piano più alto della dispensa. Prendo la scaletta e... ma, un momento: sarò in grado di usarla? Sicura di avere l'adeguata forma psicofisica? Accidempoli, è da un po' che non faccio esami del sangue: e se ho il colesterolo troppo alto?



Ciaoooo!!! 







19 agosto 2013

DIARIO DI MONTAGNA 3 - IL CALENDARIO ED I SANTI TAROCCHI



Sono in montagna per qualche giorno, ed anche quest’anno ho trovato appeso il solito calendario truffaldino. Ossia un calendario –emesso dal comune di Nonsodove o dalla relativa azienda di raccolta rifiuti- che, al posto dei nomi dei santi presenti sui vecchi buoni calendari di una volta, più prosaicamente e con maggior senso pratico riporta il tipo di raccolta differenziata effettuata in tale data. Eccolo:





Sarò all’antica, ma i nomi dei santi mi mancano. Mi ricordavano gli onomastici degli amici e le ricorrenze tradizionali; il che significa anche che mi avvisavano delle feste di paese che in questa zona, d’estate, sono tanto frequenti (giusto per sapere se ci saranno auto parcheggiate a strati sovrapposti ed un grandioso mercatino di 10 banchi, tra cui -immancabile- quello di piagiami cinesi da 6 euro, modello "la signora Pina si fa operare d'appendicite alle Molinette", in cosiddetto cotone -altamente truffaldino- che al buio fa scintille che al confronto i fuochi d'artificio di San Giovanni a Torino arrossiscono di vergogna. E se la sera sarò piacevolmente intrattenuta da una simpatica banda musicale di sei-elementi-sei, in grado tuttavia di produrre una quantità di decibel inversamente proporzionale al numero dei componenti, che dalle 21 a mezzanotte imperversano ripetendo incessantemente lo stesso fantastico repertorio di quattro brani, tra cui almeno uno che inizia con


PARAPPA’!

PARAPPA’!

PARAPAPPA-PAPPA-PPA’!).


Invece, macchè: i nomi dei santi non ci sono più. Ma ogni mattina me ne dimentico, e do un’occhiata al calendario desantizzato. Per restarci malissimo scoprendo che la ricorrenza del giorno è un bislacco Sant’Umido (in genere ricordato lo stesso giorno di San Lavaggio Strade). O un inquietante San Vetro-E-Alluminio (un androide alla Blade Runner? Io più che altro ogni volta ho un'inquietante visione del robot Bender -chi guardava Futurama lo conosce- con l'aureola. Agh.). O magari la mia preferita, Santa Indifferenziata. Che poi, ci starebbe quasi bene. Sembra uno di quei nomi tradizionali ma desueti, tipo Immacolata, Virginia, Assunta, Addolorata, a cui il disuso ha conferito una nuova eleganza un po’ snob . Mi immagino una madre chiamare i figli al parco giochi: “Guglielmo! Maria Beatrice! Lorenzo Il Magnifico! Indifferenziata! Venite, che è ora di merenda!”. 

Che poi, la piccola Indifferenziata -per gli amici Indy, o Indiffy- avrebbe pure il vantaggio di festeggiare un sacco di onomastici!